Negli anni precedenti la guerra, Eva si diplomo' all'’Accademia di Belle Arti di Lione e fece ritorno a Belgrado in tempo per subire i vandalici bombardamenti nazisti sulla citta' (1941) senza dichiarazione di guerra. Ebbe cosi' inizio un periodo travagliato fatto di fughe e costellato da privazioni e duri sacrifici.
Il padre Leopoldo, Rabbino Capo ed eccellente talmudista venne deportato dai nazisti. Sono piu' di trenta i familiari di Eva scomparsi nei lager. Insieme alla madre e al fratello minore, Eva venne internata nel campo di Vallegrande (Isola di Curzola) sotto amministrazione italiana che non conobbe (Eva e' lieta di dirlo) ferocia alla pari di quella nazista. Per una malattia materna ebbe un permesso d'assisterla insieme al fratello, nell'ospedale di Spalato dove ancora ottenne un permesso di trasferirsi a Bologna. Eravamo nel 1943 ed Eva Fischer con i suoi si nascosero nella citta' sotto il falso nome di Venturi. Ella ricorda spesso quel tempo infausto ove pero' la mano dei buoni non si sottraeva al pericolo di dare aiuto e solidarieta' ai perseguitati. Fu determinante allora l'aiuto di Wanda Varotti, Massimo Massei ed altri ancora del Partito d'Azione.
A guerra finita scelse Roma come sua citta' d'adozione: intenso e' l'amore che ella porta a questa citta'. Entro' immediatamente a far parte del gruppo di artisti di Via Margutta coi quali contrasse indelebili amicizie. Di quel periodo e' la sua amicizia e consuetudine con Mafai e Guttuso, Tot, Campigli, Fazzini, Carlo Levi, Caporossi, Corrado Alvaro e tanti di quella generazione di artisti che avevano maturato idee luminose entro il buio della dittatura.
Intensa fu l'amicizia con De Chirico, Mirko, Sandro Penna e Franco Ferrara allora gia' brillante direttore d'orchestra; venne cosi' il tempo di lunghe e notturne passeggiate romane anche con Jacopo Recupero, Cagli, Avenali, Giuseppe Berto e Alfonso Gatto nonche' Maurice Druon non ancora ministro della cultura francese che andava scrivendo le pagine de "Le grandi famiglie".
Fu in quel tempo che Dali vide e s'innamoro' dei mercati di Eva mentre lo stesso Ehrenburg scrisse sulle "umili e orgogliose biciclette".
Con Picasso s'incontrarono nella bella casa di Luchino Visconti parlando a lungo d'arte contemporanea e del sussulto intimo che porta alla creativita'. Picasso la esorto' a progredire nella luce misteriosa delle barche e delle architetture meridionali.
Venne cosi' il tempo di Parigi dove Eva abito' a lungo a Saint Germain des Pres e cerco' di Marc Chagall divenendone amica devota e profonda ammiratrice. Egli le raccontava di sogni colorati nonche' del fascino dei racconti biblici. Zadkine ospito' generosamente Eva ammirandone il coraggio di una ricerca intensa e costruttiva e il fascino di una cultura mitteleuropea tutt'altro che trascurabile. In quell'epoca Eva Fischer realizzo' "paesaggi romani" con le loro trasparenze e lontananze come se il tempo si fosse in qualche modo fermato sulle rovine della Citta' Eterna.
Dunque venne la volta di Madrid. Qui la pittura di Eva Fischer viene finalmente esposta nei musei e fu al centro di dibattiti nell'Atelier di Juana Mordo' fra l'artista marguttiana e i pittori spagnoli ancora in lotta contro il franchismo. Eva porto' loro la testimonianza di un'arte rinata in un mondo libero fatta di tentativi nuovi, magri discutibili ma al cospetto di tutti gli sguardi e tutti i giudizi.
Negli anni sessanta Eva Fischer fu a Londra dove espose nella piu' esclusiva Galleria della City, quella Lefevre che aveva concesso l'ultima "personale" al pittore italiano Modigliani. La Galleria Lefevre ospito' i quadri di Eva per i "suoi colori mediterranei e l'italianita'" delle sue tele. Il mondo della Fischer e' fatto di brevi migrazioni ovunque il suo estro l'ha chiamata: da Israele ove dipinse mirabili tele di Gerusalemme e Hebron (molto note sono le vetrate del Museo israelitico di Roma) fino agli U.S.A. dove conta numerosi collezionisti ed estimatori, fra i quali gli attori Humphrey Bogart (fu la moglie Laureen Bacall a donargli la prima opera) e Henry Fonda.
E' stata la prima donna ed il primo pittore ad esporre, nel 1981, presso il Contemporary Sculture Center di Osaka.
"Artista Europeo" dai primi anni '80, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti ed il Presidente della Repubblica Napolitano l'ha insignita per decreto, dell'Onorificenza di Cavaliere del lavoro ai meriti della Repubblica Italiana. Nel 1990 ha esposto presso il Museo dell'Olocausto "Yad Vashem" di Gerusalemme, dove ha donato tre opere ed altre costituiscono dal 1991 la "Eva Fischer Fund" presso il comune di Kfar Saba (Israele). Nel 2022 e' nata la "Galleria d’Arte Moderna Eva Fischer" presso il museo di Daruvar.
Ennio Morricone le ha dedicato il cd "A Eva Fischer Pittore".
Pur essendo la sua arte conosciuta e molte sue opere esposte in collezioni pubbliche e private nel mondo intero, parlava di se' con assoluta modestia tipica di questa donna coraggiosa ed intelligente, dallo sguardo pulito e profondo nonostante gli affronti degli uomini in quei tempi disumani. Ella non condannava costoro con rabbia e vendetta ma si con questa mostra di quadri malinconici e grigi, con sguardi di uomini stupiti prim’ancora che smarriti e di bambini immobili nel gelo dei vagoni appiccicati a treni senza ritorno.
Eva e' morta a Roma il 7 luglio 2015 (20. Tamuz, 5775).